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Insieme per mano

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Un contributo
d'amore
per la vita

Abbiamo fatto tanto, possiamo fare molto di più insieme.

Testimonianze

LUIGI  74 anni Insegnante in pensione LUIGI  74 anni Insegnante in pensione

Ho perso mia moglie. Mia moglie è stata portata via da questo virus. Eravamo l’uno per l’altro e insieme all’interno della splendida comunità di Nembro. Ancora non mi posso rassegnare di averla persa, l’ho salutata mentre la portavano via in autoambulanza e mi hanno consegnato ieri le sue ceneri. Così come Ida ci hanno lasciato molte persone a noi care, un’intera generazione non c’è più e sono tutti andati via senza il conforto dei loro cari. Le immagini delle bare che lasciano il piazzale del cimitero di Bergamo alla ricerca di altri lidi per la cremazione resteranno per sempre scolpiti nella mia mente e nel mio cuore. In quelle bare oltre a mia moglie ci sono anche degli amici e delle persone care. Sono grato di ricevere aiuto per parlare del mio dolore, per elaborare questo grande lutto che ci ha colpito. Nessuno può farcela da solo. Le ferite dovranno ricomporsi nel tempo grazie all’amore fraterno tra tutti noi.

LUIGI 74 anni Insegnante in pensione

TERESINA 84 anni Pensionata TERESINA 84 anni Pensionata

La solitudine degli anziani Sono sola. Mio marito è alla casa di riposo e da giorni non ho più notizie. Spero sia vivo. La vicina mi porta la spesa ma si mantiene a distanza. Credo che moriremo tutti.” Queste sono le parole di Teresina chiusa in casa in balia della paura e della solitudine. Le notizie della TV non l’aiutano a tranquillizzarsi anzi incrementano il senso di pericolo ed insicurezza che arriva ad ondate come le notizie, sempre più spaventose. “Faccio fatica a dormire perché continuo a pensarci”. Il terrore collettivo, la solitudine di teresina, in questi giorni, ai tempi del Covid 19, fa emergere prepotentemente la paura della morte. Ho contattato la Sig. Teresina giornalmente aiutandola a non sentirsi sola, ad organizzare la giornata a tornare a mettere vita nei suoi giorni.

TERESINA 84 anni Pensionata

IVIANO 50 anni IVIANO 50 anni

Come posso comunicare a mio padre che la mamma non c’è più Questa è la richiesta telefonica dietro la quale c’è la vicenda umana di una famiglia falcidiata dal Virus. Quattro fratelli morti in 24 giorni. Abitavano tutti vicini nella stessa via. Sandro 76, è stato il primo, poi Liliana 70 anni, Celestino 80 anni e Virgilio, 79 anni, che aveva appena perso la moglie. Negli ultimi giorni accogliamo la preoccupazione del figlio che, di fronte alla mamma agonizzante, con grande umanità chiede aiuto, un consiglio “come posso comunicare al papà che la mamma non ci sarà più?”. Una breve indagine per comprendere la situazione generale, il silenzio… e la ricerca nella mente di una soluzione che possa lenire a questo uomo l’ennesimo dolore, dopo aver già perso due fratelli. La soluzione non è facile perché Iviano non può vedere né il padre né la madre in isolamento in due strutture differenti. Chiederemo aiuto al personale della casa di riposo in cui Virgilio era in convalescenza ma il destino ha già deciso ed il giorno dopo la dipartita della moglie anche lui la seguirà.

IVIANO 50 anni

CARLA 34 anni CARLA 34 anni

Non respiro, morirò Questo periodo della mia vita non lo dimenticherò mai. Ho visto la morte in faccia. Prima si è ammalato mio padre e poi il mio compagno. Abbiamo seguito l’indicazione del medico e siamo rimasti a casa ma la febbre non passava e il respiro peggiorava sempre più. Abbiamo chiamato l’autoambulanza per mio papà, due volte, ma ci hanno detto che non era abbastanza grave così l’hanno lasciato lì. Non sapevamo più cosa fare e la situazione visibilmente peggiorava. Solo alla terza chiamata l’hanno ricoverato, aveva 70 di saturazione ed ora non sappiamo se ce la farà, al mio compagno la stessa sorte, anche lui ora, dopo molte suppliche ai sanitari è ricoverato. Poi anche io ho iniziato con febbre tosse e mancanza d’aria. Avevo paura di morire e piangevo tutto il giorno, sentivo venir meno le forze. Sono stata sostenuta ed accompagnata dalla Dott.ssa Bonomi di Insieme per Mano, giorno dopo giorno, per calmare le mie paure e per ritrovare fiducia nella guarigione. Respiro, abbraccio della farfalla, tutte tecniche che mi hanno aiutata a calmarmi, pensieri nuovi e consigli pratici per attraversare la giornata. Poi piano piano sono guarita. Quanto è importante non sentirsi soli e non perdere la speranza in questi momenti. Grazie di cuore

CARLA 34 anni

LUCIA 50 anni LUCIA 50 anni

Infermiera contagiata: Ho capito che anche io, come molti dei miei pazienti sarei potuta morire Sono un’infermiera che il primo di Marzo ha scoperto di essere positiva al Corona virus. Mi ricordo che la prima cosa che ho fatto è stata dirlo a mio figlio, rassicurandolo che tutto sarebbe andato bene. Ma non tutto è andato bene, la situazione durante la quarantena è peggiorata e sono stata ricoverata. Ho rischiato l’intubazione ma fortunatamente ho risposto bene al casco. Sono stati giorni faticosi, durissimi. Mi ripetevo: “sempre meglio del tubo”. Ho avuto tanta stanchezza e mancanza d’aria, vomito e dissenteria causati dalla terapia, allucinazioni. Uno dei bisogni più grandi… l’affetto dei miei cari. Sei sola! Mi sono ritrovata ad annusare le salviette per sentire il profumo di casa. Piano piano sono migliorata e sono stata dimessa. Quel che mi è successo mi ha toccato profondamente, non solo fisicamente, ho avuto bisogno di un aiuto psicologico e così ho conosciuto la dottoressa Bonomi, che ha offerto la propria professionalità attraverso un ascolto telefonico gratuito. Sono profondamente grata per questo, lascarsi alle spalle un’esperienza così terrificante e tornare ad essere sereni e a lavorare in corsia non sarebbe stato possibile senza questo aiuto

LUCIA 50 anni

ELENA 46 anni ELENA 46 anni

Infermiera presso reparto COVID Il mio cammino … pensando, riflettendo e analizzando questo periodo della mia vita, la mente mi conduce in uno dei miei cammini, solo che a differenza degli altri questo non è fatto di sentieri, paesi o città, bensì è un viaggio nel mio io, dove le mie sicurezze e le mie stabilità si sono sgretolate perché un potente nemico invisibile è entrato di prepotentemente nella mia vita: il COVID Marzo, un mese che non dimenticherò facilmente dove la morte, la sofferenza e il dolore si sono manifestati con tutta la loro potenza. Sguardi impauriti, spaventati e soli mi stanno accompagnando nelle mie lunghe notti insonni. Come ogni cammino ha delle salite e quelle che sto vivendo sono fatte di nuovi incontri, vere amicizie, solidarietà e fiducia nelle persone. Questo viaggio mi ha portato a raggiungere maggiore consapevolezza delle mie capacità e della mia FORZA interiore. In ogni nuova tappa non ho un libro per consultare il percorso della giornata, ma una persona speciale che con professionalità, dolcezza e calma mi ha accompagnato in questo cammino. Grazie Stefania Bonomi di Insieme per Mano

ELENA 46 anni

GIOVANNI 23 anni GIOVANNI 23 anni

Infermiere neolaureato impiegato in reparto COVID- Ospedale Papa Giovanni XXIII Bergamo Non era così che immaginavo la mia professione, scelta con l’idea si dare sollievo alle persone e aiuto alla guarigione mi sono trovato io stesso in un vortice in cui ho visto troppe persone morire, troppe persone disperate che non potevo aiutare. Io stesso ho avuto paura di essere contagiato, di non farcela a sostenere tutto questo lavoro. Il ritorno a casa è difficile, le immagini e le emozioni vissute in corsia mi seguono e non mi lasciano dormire. La paura per me e di contagiare i miei genitori. Vivo isolato … un altro sacrificio che mi pesa e che non mi aiuta. Ho contattato tramite OPI la Dott.ssa Bonomi, ricevo aiuto dalle telefonate e dal supporto psicologico. Sento gradualmente di aver potere sulle emozioni, di poterle governare, di ritrovare calma dentro di me. L’abbraccio della farfalla… utilissimo … i ricordi paurosi si attenuano… ma c’è ancora molto da fare per tornare alla vita.

GIOVANNI 23 anni

CLAUDIA 40 anni CLAUDIA 40 anni

Medico Pronto Soccorso: Gli occhi di queste persone … non li dimenticherò mai Non ero pronta a tutto questo. Un campo di battaglia ed uno scenario di guerra. Centinaia di persone che arrivavano ansimanti e senza respiro. Abbiamo fatto tutto quello che potevano e che sapevamo ma molti non ce l’hanno fatta, anziani e anche giovani. Quello che mi trafigge l’anima sono gli occhi di queste persone, molti sotto il casco delle CPAP, guardano dritti nei miei e vanno in profondità. Li c’è tutta la loro umanità, paura, dolore, confusione e solitudine. Occhi che cercano i miei, che cercano aiuto. Tante volte ho trattenuto le lacrime ed in qualche modo ho cercato di comunicare “Io ci sono, sono qui con Te” ma non era abbastanza… Avrei potuto fare di più, avrei dovuto salvarli. Quegli sguardi sono dentro di me sempre, ferite e dolori che non passano. Ora sono io ad avere bisogno di aiuto, per ritornare a fare il mio lavoro, per avere il coraggio di abbracciare il mio bimbo e mio marito, per ritornare alla vita e dare un senso a tutto questo.

CLAUDIA 40 anni

LUCA 33 ANNI LUCA 33 ANNI

Soccorritore 118 Confuso e disorientato. Per me la vita non sarà più come prima. Ho dato tutto, proprio tutto ma non so se le persone che ho soccorso ce l’hanno fatta. Eravamo in un vortice, eravamo in pochi ed è successo due volte che arrivati a casa la persona fosse già deceduta. Difficile stare con tutto questo, difficile accettare per un soccorritore come me di non poter salvare le persone. Chissà se riuscirò a trovare pace, a tornare a fare il mio lavoro credendoci. La paura che tutto questo torni mi accompagna, non ce la farei a riaffrontare tutto un'altra volta. Spero che gli italiani comprendano il nostro sacrificio. Per me, al momento, è doloroso anche parlarne.

LUCA 33 ANNI