EMERGENZA COVID

Ti raccontiamo cosa stiamo facendo e cosa possiamo fare insieme per mano.

In questo periodo di emergenza che ha coinvolto l’intera umanità ed in particolare il territorio lombardo, Insieme per Mano Onlus ha convogliato la maggior parte delle proprie risorse per fornire aiuto alla popolazione più esposta al virus. Le nostre attività:

Abbiamo accolto la richiesta di aiuto dell’OPI (Ordine delle professioni infermieristiche della provincia di Bergamo) per sostenere coloro che generosamente ed eroicamente si sono prodigati in prima linea a favore della vita. La loro scelta coraggiosa ha portato molti di loro ad ammalarsi e ha causato a tutti profonde ferite emotive per aver vissuto 50 giorni accanto ad esseri umani di cui non riuscivano ad evitare la morte e spesso nemmeno a lenirne le sofferenze. Moltissimi i racconti di infermieri pieni di dolore e paura, impotenza e rabbia che sono stati accolti e mitigati dall’intervento della Psicoterapeuta-Psicotraumatologa di Insieme per Mano Onlus. In connessione Skype sono avvenuti incontri densi di emotività dove il dolore e l’impotenza sono stati trasformati in presenza e valorizzazione del proprio ruolo di infermieri, la paura in sicurezza ed energia vitale per continuare ad operare in corsia e allo stesso tempo vivere con maggior tranquillità la propria vita fuori dall’ospedale, avendo cura di recuperare le proprie energie.

Questo servizio è stato attivato gratuitamente dall’inizio di marzo ed ha accolto 40 infermieri, molti di loro sono tuttora seguiti ed accompagnati nel percorso di recupero emotivo.

Nei territori dove ha sede Insieme per Mano Onlus (Valle Seriana) lo scenario di sofferenza e di morte ha caratterizzato la vita di molte famiglie. Tante persone hanno perso uno o più familiari ed amici a causa del virus. Li accomuna il dolore di non aver potuto salutare i propri cari, di immaginare i loro ultimi giorni vissuti con la fame d’aria, nella paura e nella solitudine. Molti, a loro volta, ammalati in quarantena con la paura di non farcela. Uno scenario umano di sofferenza molto diffuso che ha avuto bisogno di trovare un luogo di espressione, di ascolto e di contenimento.

Lo staff di insieme per mano (psicologa, counsellor ed infermiera) ha accolto coloro che hanno chiamato e chiesto aiuto fornendo sostegno, consulenza e la possibilità di contenere paura e dolore restituendo risorse preziose per favorire l’adattamento alla nuova vita. Si è trattato di contatto giornaliero e continuativo che da fine febbraio continua ai giorni nostri.

Per rispondere al disagio materiale delle famiglie, Insieme per Mano ONLUS ha disposto una donazione ai comuni di Nembro e Gazzaniga, situati nel territorio più martoriato in Italia dal Covid 19, nell’ottica del fatto che i comuni sono le istituzioni realmente presenti sul territorio che conoscono e raccolgono i reali bisogni della popolazione.

Le nostre donazioni verranno utilizzate per l’acquisto di generi di prima necessità per le persone più bisognose.

Mai come in questo periodo l’intera umanità sta sperimentando sofferenze e difficoltà di varia natura. Insieme per mano si sente vicina al suo territorio così come alle popolazioni del terzo mondo che ha sempre seguito ed aiutato. Siamo tutti sotto lo stesso cielo… di fronte a qualcosa di più grande che ci fa abbassare il capo e ci consente di riconnetterci alla comune ed universale natura umana.

TESTIMONIANZE

LUCIA


50 anni
Infermiera contagiata: Ho capito che anche io, come molti dei miei pazienti sarei potuta morire
Sono un infermiera che il primo di Marzo ha scoperto di essere positiva al Corona virus. Mi ricordo che la prima cosa che ho fatto è stata dirlo a mio figlio, rassicurandolo che tutto sarebbe andato bene. Ma non tutto è andato bene, la situazione durante la quarantena è peggiorata e sono stata ricoverata. Ho rischiato l’intubazione ma fortunatamente ho risposto bene al casco. Sono stati giorni faticosi, durissimi. Mi ripetevo: “sempre meglio del tubo”. Ho avuto tanta stanchezza e mancanza d’aria, vomito e dissenteria causati dalla terapia, allucinazioni. Uno dei bisogni più grandi… l’affetto dei miei cari. Sei sola! Mi sono ritrovata ad annusare le salviette per sentire il profumo di casa. Piano piano sono migliorata e sono stata dimessa. Quel che mi è successo mi ha toccato profondamente, non solo fisicamente, ho avuto bisogno di un aiuto psicologico e così ho conosciuto la dottoressa Bonomi, che ha offerto la propria professionalità attraverso un ascolto telefonico gratuito. Sono profondamente grata per questo, lascarsi alle spalle un’ esperienza così terrificante e tornare ad essere sereni e a lavorare in corsia non sarebbe stato possibile senza questo aiuto.
Grazie
Lucia


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ELENA


46 anni
Infermiera presso reparto COVID
Il mio cammino
… pensando, riflettendo e analizzando questo periodo della mia vita, la mente mi conduce in uno dei miei cammini, solo che a differenza degli altri questo non è fatto di sentieri, paesi o città, bensì è un viaggio nel mio io, dove le mie sicurezze e le mie stabilità si sono sgretolate perché un potente nemico invisibile è entrato di prepotentemente nella mia vita : il COVID Marzo, un mese che non dimenticherò facilmente dove la morte, la sofferenza e il dolore si sono manifestati con tutta la loro potenza. Sguardi impauriti, spaventati e soli mi stanno accompagnando nelle mie lunghe notti insonni. Come ogni cammino ha delle salite e quelle che sto vivendo sono fatte di nuovi incontri, vere amicizie, solidarietà e fiducia nelle persone. Questo viaggio mi ha portato a raggiungere maggiore consapevolezza delle mie capacità e della mia FORZA interiore. In ogni nuova tappa non ho un libroper consultare il percorso della giornata, ma una persona speciale che con professionalità, dolcezza e calma mi ha accompagnato in questo cammino.
Grazie Stefania Bonomi di Insieme per Mano


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GIOVANNI


23 anni
Infermiere neolaureato impiegato in reparto COVID
Ospedale Papa Giovanni XXIII Bergamo

Non era così che immaginavo la mia professione, scelta con l’idea si dare sollievo alle persone e aiuto alla guarigione mi sono trovato io stesso in un vortice in cui ho visto troppe persone morire, troppe persone disperate che non potevo aiutare. Io stesso ho avuto paura di essere contagiato, di non farcela a sostenere tutto questo lavoro. Il ritorno a casa è difficile, le immagini e le emozioni vissute in corsia mi seguono e non mi lasciano dormire. La paura per me e di contagiare i miei genitori. Vivo isolato … un altro sacrificio che mi pesa e che non mi aiuta. Ho contattato tramite OPI la Dott.ssa Bonomi, ricevo aiuto dalle telefonate e dal supporto psicologico. Sento gradualmente di aver potere sulle emozioni, di poterle governare, di ritrovare calma dentro di me. L’abbraccio della farfalla… utilissimo … i ricordi paurosi si attenuano… ma c’è ancora molto da fare per tornare alla vita


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CLAUDIA


40 anni
Medico Pronto Soccorso: Gli occhi di queste persone … non li dimenticherò mai
Non ero pronta a tutto questo. Un campo di battaglia ed uno scenario di guerra. Centinaia di persone che arrivavano ansimanti e senza respiro. Abbiamo fatto tutto quello che potevano e che sapevamo ma molti non ce l’hanno fatta, anziani e anche giovani. Quello che mi trafigge l’anima sono gli occhi di queste persone, molti sotto il casco delle CPAP, guardano dritti nei miei e vanno in profondità. Li c’è tutta la loro umanità, paura, dolore, confusione e solitudine. Occhi che cercano i miei, che cercano aiuto. Tante volte ho trattenuto le lacrime ed in qualche modo ho cercato di comunicare “Io ci sono, sono qui con Te” ma non era abbastanza… Avrei potuto fare di più, avrei dovuto salvarli. Quegli sguardi sono dentro di me sempre, ferite e dolori che non passano. Ora sono io ad avere bisogno di aiuto, per ritornare a fare il mio lavoro, per avere il coraggio di abbracciare il mio bimbo e mio marito, per ritornare alla vita e dare un senso a tutto questo.

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LUCA


33 anni
Soccorritore 118
Confuso e disorientato. Per me la vita non sarà più come prima. Ho dato tutto, proprio tutto ma non so se le persone che ho soccorso ce l’hanno fatta. Eravamo in un vortice, eravamo in pochi ed è successo due volte che arrivati a casa la persona fosse già deceduta. Difficile stare con tutto questo, difficile accettare per un soccorritore come me di non poter salvare le persone. Chissà se riuscirò a trovare pace, a tornare a fare il mio lavoro credendoci. La paura che tutto questo torni mi accompagna, non ce la farei a riaffrontare tutto un'altra volta. Spero che gli italiani comprendano il nostro sacrificio. Per me, al momento, è doloroso anche parlarne.

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