LA NOSTRA STORIA



Tre di noi, Cristina, Elisa e Stefania, sono partite per l’India nel Novembre 2013. Arrivate a Calcutta, abbiamo incontrato la povertà e la miseria umana ovunque, bambini che vagavano per le strade senza mezzi e senza protezione, donne e uomini che chiedevano aiuto, scene di vita inimmaginabili, se non viste con i propri occhi. E una volta dentro siamo rimaste sgomenti e attonite dinnanzi a questa realtà tanto differente dalla nostra. In una delle strutture delle Missionarie della Carità di Calcutta a Shanti Dan abbiamo incontrato Tiziana, che da diversi anni veniva a lavorare qui, e a Nabo Jibon Samantha, anche lei piena di energia e voglia di fare qualcosa di più concreto.

Una realtà difficile è certamente quella di chi vive negli slum. Dopo una visita allo slum di Dhapa ci rendiamo conto che possiamo fare qualcosa di concreto. Lì, con lo zaino pieno di medicine e materiale per medicazione, ci siamo fatte conoscere e abbiamo cercato di rispondere ai loro bisogni più urgenti. Ma muovendoci per la città ci rendevamo conto giorno per giorno che i bambini dello slum tutto sommato un tetto, seppur di plastica o lamiera, e un riferimento familiare di protezione ce l’avevano. I bambini di strada no.

Nelle due stazioni principali di Calcutta, Howrah e Sealdah, orfani, bimbi scappati di casa e spesso abbandonati dalle famiglie si inventano lavoretti per sbarcare il lunario e procurarsi da mangiare. Sono i più a rischio: racket, pedofilia, droga, commercianti d’organi. Indifesi di fronte a tutti questi pericoli. Ci sono alcuni centri di accoglienza sia per i maschietti che per le bambine ma dal nostro punto di vista le bambine rischiano molto di più, violenza prostituzione e sfruttamento sono all'ordine del giorno.